ELETTROSMOG: LE SOLUZIONIdifenditi dall' elettrosmog

INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO

LA TUTELA GIURISDIZIONALE

 

Commenti e nuove Sentenze



 

Roma 9 settembre 2001

Come consuetudine, con relazione alle questioni definite scottanti, gli organi d’informazione, in particolare giornali e televisione monopolizzano l’attenzione dei cittadini, tendendo poi a dimenticarsi del tutto o quasi dell’argomento fino a poco prima trattato.

Così è successo anche per l’inquinamento da onde elettromagnetiche.

Noi continueremo, periodicamente, a trattare la questione, o meglio il problema, e cercando di far comprendere come sia importante star lontani dalle tali “onde”, ovvero lontani da quei pericoli per la salute dell’uomo, cercando al tempo stesso di non farci travolgere dagli eventi.

            Al contrario, e prendendo esempio dagli innumerevoli studi e resoconti di ricercatori, ed in particolare riferendoci ai pareri espressi dall’Istituto Superiore della Sanità, notiamo come gli studi condotti in materia abbiano praticamente verificato come l’esposizione a lungo termine ai campi elettromagnetici a bassa frequenza sia collegata all’insorgere di leucemia infantile.

            E’ sufficiente tale affermazione, che trova riscontro nell’odierna sentenza del TAR Veneto da noi commentata, per concludere sull’indispensabilità di una compatibilità tra i mezzi ed i fini, in modo da consentire sia il perseguimento degli interessi considerati essenziali (energia elettrica e telecomunicazioni) garantendo peraltro la popolazione dal rischio di una seria compromissione del proprio interesse primario quale non può che essere considerata la salute.

Quando la salute è compromessa, ed intendo in modo grave, a niente vale un risarcimento dei danni fisici o morali, il bene vita non è, infatti, suscettibile di risarcimento quando questo viene a mancare.

TAR VENETO, Sez. II, sentenza del 13 febbraio 2001, n. 236

Competenza e giurisdizione- Provvedimento di trasferimento di scuola elementare in prossimità di un elettrodotto – violazione dell’art. 32 della Costituzione - Esigenze di tutela della salute – D.P.C.M. del 23 aprile 1992 e legge regionale Veneto n. 27 del 1993 – inosservanza dei limiti d’emissione e delle distanze – Principio di precauzione -

Il trasferimento, di un complesso scolastico dai vecchi ai nuovi edifici, questi ultimi, situati in prossimità di un elettrodotto ad alta tensione (132 KV), ha portato alcuni genitori degli alunni della scuola a proporre, unitamente al CONACEM, ricorso al TAR affinché questo fosse impedito.

Già prima della delibera comunale d’autorizzazione al trasferimento, lo stesso Comune, evidentemente preoccupato per la vicinanza dell’elettrodotto all’edificio in questione, aveva deciso di far effettuare a proprie spese sia dei rilevamenti all’ARPAV ed in seguito, aveva deciso di far innalzare parte dell’impianto, per cercare di ridurre l’influenza elettromagnetica sull’edificio.

Ciò aveva portato ad un sensibile abbassamento dei valori di campo elettromagnetico precedentemente riscontrato negli ambienti scolastici a livelli oscillanti tra gli 0,2 e gli 0,5 microtesla, superiori, in ogni modo, agli 0,2 microtesla, che ricordiamo essere il limite massimo, per gli effetti a lungo termine dell’esposizione al campo elettromagnetico imposto dalla Legge Regionale 27 del 1993 del Veneto, al tempo ancora non entrata in vigore (in vigore dal gennaio 2000).

Il Tribunale ha accolto il ricorso riconoscendo, in effetti, sia il mancato rispetto del principio di cautela, oggetto d’analisi nella nostra precedente rassegna, che ricordiamo imponeva il rispetto di distanze di sicurezza in prossimità di scuole e d’ospedali, sia del mancato rispetto del principio costituzionale di cui dall’art. 32, ovvero la tutela del diritto alla salute, diritto questo prevalente rispetto a qualsiasi altro interesse individuale o collettivo.

Sono stati tenuti in considerazione, quindi, dall’Organo Giudicante, gli intendimenti risultanti da uno studio congiunto dell’Istituto Superiore della Sanità e dell’ISPEL del 1998, riguardante questo l’esposizione prolungata delle persone ai campi elettromagnetici a bassa frequenza; il Tar Veneto si è, infatti, così espresso, conformemente ai detti intendimenti: “I livelli per i quali è stato rinvenuto un rischio relativo (per leucemia infantile) maggiore dell’unità sono identificati nella maggior parte degli studi epidemiologici semplicemente nei termini di >0,2 microtesla”.  Per esposizioni a valori superiori a 0,5 microtesla, in base alle ultime ricerche dell’International Epidemic Association, il rischio di contrarre la leucemia infantile è, infatti, quasi raddoppiato rispetto al limite degli 0,2 microtesla, anche se, prosegue il TAR, “ vi è un certo consenso nella comunità scientifica sul fatto che il rischio di leucemia infantile, ancorché da intendersi in termini di probabilità e non di certezza, riguardi coloro che vivono per periodi prolungati in abitazioni nelle quali i livelli di campo elettromagnetico sono costantemente o prevalentemente superiori ad una soglia dell’ordine di 0,5 microtesla”  

Il Tribunale, inoltre, tenuto conto del fatto che la stessa ARPAV  aveva ritenuto scarsamente attendibili le misurazioni d’intensità delle onde elettromagnetiche, in quanto queste risultavano rilevate in modo istantaneo, nel dubbio di veder rilevata nel lungo periodo una intensità di campo superiore a quella riscontrata, e quindi con possibili effetti nocivi per gli alunni della scuola, ha correttamente applicato il principio di precauzione e deciso per l’accoglimento del ricorso, con conseguente annullamento degli atti dell’amministrazione che disponevano il trasferimento della sede scolastica soggetta alle emissioni elettromagnetiche.

Risulta indubbio, pertanto, come il Tribunale giudicante abbia accolto in pieno sia  il monito degli studi scientifici, sia il principio di precauzione, già più volte richiamato